Pubblichiamo una lettera firmata pervenutaci da un nostro collega, attraverso la quale esternalizza (questo sarebbe l'uso proprio di questa parola) il suo stato d'animo pregno di sfiducia.
"Ci Abbiamo Creduto.
Ci abbiamo creduto, ci ho creduto.
Pensavo che la forza di 275 persone potesse cambiare le regole del gioco. Pensavo che la disponibilità mostrata da qualche media e l’interesse personale di qualche politico di professione potesse salvarci. Mi sono illuso. Certo, non posso dire di non averci provato, ci mancherebbe, ma avrò sempre lo scrupolo di non aver fatto abbastanza, pensando che qualcuno potesse aiutarmi rispetto a quanto io stesso potessi fare.
Il tempo è trascorso. Lentamente. Oggi, a distanza di 7 mesi dalla avvenuta cessione di ramo d’azienda, mi sono accorto che nulla è cambiato. E sono deluso.
Prima di essere tacciato di superiorità specifico che sono deluso anche da me, da come passivamente mi sono messo a mio agio in questa melma paludosa, cercando un lavoro migliore, diverso, in una realtà che ha fatto noi briciole, in un contesto sociale che ci annovera adesso nei tanti stritolati da leggi ingiuste e dalla società del profitto a tutti i costi.
Poco fa ho dato uno sguardo al sito ed al blog dei lavoratori Vodafone che presto passeranno a Comdata diventando outosurcer dell’azienda in cui prestavano lavoro precedentemente. Vedo nei loro passi quelli che anche noi 275 abbiamo portato avanti: scioperi, interrogazioni parlamentari, presidi… speranze..
Allora ci ho riflettuto ancora di più.
Non solo questo gioco al massacro continua ad essere tollerato da chi dovrebbe essere la nostra voce in Parlamento, ma noi stessi, noi 275, siamo perlopiù passati ad un atteggiamento di accettazione dello status quo.
E’ possibile che un governo di centrosinistra, quindi teoricamente più vicino ai lavoratori, in un anno e mezzo di governo abbia partorito lo zero assoluto in tema di riduzione della precarietà nel lavoro?
Bravi, bravissimi a stendere programmi, a fare proclami, a farsi pubblicità e catturare consensi focalizzando l’attenzione sul tema del precariato, poi bravi soprattutto a non far crollare una legislatura che porta stipendio e pensione a loro soli, mettendo da parte le promesse.
Mi sforzo di non fare il Grillo della situazione, che vaffanculeggia tutto e tutti con un po’ di sana incazzatura e un po’ di populismo al latte macchiato, però qualche sassolino dalla scarpa me lo voglio togliere.
Dove sono oggi tutti quei bravi politici (forse il termine più adatto sarebbe politicanti) che proclamavano di cambiare il Paese con un governo vicino ai cittadini?
Voi mi direte: bella forza, tu non li hai nemmeno votati! E’ vero, non li ho votati anche perché non credevo alle loro promesse. In questo, purtroppo, ho avuto ragione. In tutta franchezza, ne avrei fatto volentieri a meno." (lettera firmata)
Ho deciso di pubblicare questa lettera perchè scorgo nella disillusione il punto di svolta.
E' assolutamente importante guardare bene in faccia la realtà, bella o brutta che sia.
A mente fredda, dico che non è colpa tua, non è colpa nostra. I bamboccioni al governo dormono e praticamente esistono solo le registrazioni delle parole che sono uscite come caldo fiato filtrato dalle loro carie. Flatus Vocis, e basta.
Abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Alcuni di noi continuano a farlo, oppure questo blog non esisterebbe più.
Questa melma è il punto di svolta: a meno che non ti ci trovi a tuo agio, devi tirartene fuori. Possibilmente in modo da non rientrarci in futuro.
Abbiamo una vertenza in ballo, e non prendiamoci in giro. Ho avuto ben chiaro dall'inizio che questa causa potrei perderla. Quandanche fosse, tornassi indietro, impugnerei l'esternalizzazione mille volte perchè non è nostra responsabilità l'esito della casua. Deve essere chiaro che anche a causa persa, il pensiero non cambia: abbiamo subìto il peggioramento, nostro malgrado.
Ho la radicata convinzione che ciò che è stato fatto a noi, ed ora ad altri, e prima di noi ad altri ancora, ed in futuro a molti altri, sia sbagliato. Completamente sbagliato. Un madornale errore. Non fa nulla se continueranno a farlo, e se le cause sono perse. Lo riterrò sempre sbagliato.
E a questo punto non conta crederci puntualmente, sperare nel traguardo prossimo. Conta la corsa, e se qualcuno si fosse seduto e si fosse sorpreso di trovarsi invischiato in una melma paludosa, bhè, si rialzi, che è il momento giusto e in un modo o nell'altro ne dovremo per forza uscire.
Questa tua lettera mi dice in realtà che, dopo un tuo periodo di accettazione passiva e melmosa, ora sei pronto per reagire, mi hai scritto per reagire, tu (o forse il tuo subconscio), mi stai dicendo che hai tutta l'intenzione di reagire. Te ne rendi conto? Altrimenti perchè mi avresti scritto?
Anchè perchè, questa causa, oggettivamente, giuridicamente, probabilisticamente potremo vincerla.